martedì 30 luglio 2013

Distante 1 km dal mare di Rapallo nella riviera di levante dove vi sono i campi da gol vi è rimasto i ruderi di una antica abbazia Un luogo fuori dal tempo il monastero di Valle Christi, di una bellezza struggente densa di quel fascino tipico solo dei luoghi abbandonati e  pieni di memoria, completamente estraneo al ritmo frenetico  di Rapallo,  distante solo un chilometro, ma che sembra appartenere a un altro universo: “Uno spazio speciale che mi ha sempre evocato un forte rispetto e che mi ha stimolato a creare situazioni per rivitalizzarlo e valorizzarlo - racconta Kiara Pipino direttore artistico insieme a Fabrizio Matteini del Festival di Valle Christi - non a caso gli artisti invitati quasi sempre rimontano gli spettacoli per coniugarli con il sito. Inutile ricordare  che il monastero è il nostro punto di partenza, e negli anni siamo riusciti a riportare questo monumento dimenticato, o meglio, non ricordato, all'interno del tessuto sociale, quasi una missione anche perchè io sono convinta che i luoghi abbiano un’anima,  e se riesci ad far sentire la loro voce, allora quei luoghi parlano

domenica 21 luglio 2013

il mio poeta   Eugenio Montale 

Limoni
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.
-- Eugenio Montale (scheda)
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-17820?f=a:285>Montale 

mercoledì 17 luglio 2013

sempre la mia amica Enrica Ho ricevuto la notizia che un mio carissimo compagno di infanzia, 



malgrado stesse uscendo da un percorso di dipendenza dalla 



droga, è stato trovato morto nel bagno di casa, la moglie si era 



addormentata sul divano e non sa dare una spiegazione, una vicina 



di casa dice  di aver visto qualcuno mettere un piccolo pacchetto 



sulla finestra del bagno.



Non si sa cosa dire a questa donna, magra, stanca, sfinita da una 



situazione che sembrava quasi risolta,



Volevo bene a questo amico,  me ne sono resa conto nel momento 



in cui mi hanno detto con una telefonata...."Non c'è più" 



In un attimo mi è tornato alla mente tutto quel che da ragazzini 



facevamo insieme, le nostre scorrerie per i nostri prati, per la 



nostra voglia di ridere di tutto, per il nostro giocare a dama nei 



giorni di pioggia, di quando veniva a casa nostra a mangiare con 



noi tutti, è stata una delle prime persone che mi è venuta a trovare 



in ospedale dopo la nascita dei miei figli, era buono, troppo forse, 



non aveva il carattere per affrontare le debolezze, non aveva 



quella forza, per scegliere di cambiare vita,



ma sono solo congetture, in realtà non si sa perchè non sia riuscito 



ad uscirne, e ha provato tante volte.



Forse quei vigliacchi che gle lo hanno messo a portata di mano 



conoscevano quanto fosse debole....



Cosa dire a questa donna, cosa dire a quel ragazzo, niente, le 



Lei piange tanto, mi guarda e mi dice:" tu sai quanto l'ho 



Non trovo parole, la guardo e le lacrime mi scendono dagli occhi, 



mi dice se non mi capisci tu....



Io la capisco,..... mi dice: " se non mi fossi addormentata"



la guardo e scuoto la testa,  "non avresti potuto fare nulla, chi sei 



Entravi anche quando era in bagno, non lo lasciavi mai solo?...Sei 



Sua sorella, perde la pazienza stizzita le dice:



 "Smettila ti ha fatto solo tribolare, finiscila di piangere, per te 



dovrebbe essere una liberazione".



Rigirando un fazzoletto nervosamente tra le mani  risponde:



Arrivano tutti i parenti di lui, quelli che come sempre, avevano 



accantonato il problema, che li hanno lasciati soli  e la 



aggrediscono di domande, di come,  di perchè e di come mai, le 



dicono perchè non hai fatto questo o quello, avresti dovuto fare 



così, lei persona dolce non ribatte,  piange sempre di più,   per 



fortuna la sorella e il figlio prendono  in mano la situazione  e con 



coraggio dicono loro di andarsene.



Faranno sapere quando ci sarà la camera ardente e il funerale.... li 



cacciano letteralmente di casa



Un copione che si ripete, quando una dipendenza entra nelle 



famiglie, la colpa è sempre di chi vive con il dipendente , la rabbia 



mi prende e mi sembra di tornare indietro.



La guardo e mi sento impotente lei mi allunga una mano mi 



Davvero non so cosa dire, cosa fare, mi appoggia la testa sulla 



spalla e  piange disperata....



Maledette tutte le dipendenze, alcool, droga, gioco,  maledetto chi 



le produce, maledetto chi le vende, maledetta la poca voglia di 



La sento tutti i giorni al telefono, passo quasi  tutti i giorni a 



trovarla,  mi dice che sta bene, 



Un po di tempo è passato,  



il mio amico era lui, ma ora lei mi dice sei più amica mia, la 



dolcezza di questa persona non mi appartiene, io non potrei vivere 



così, sono a volte dura forse troppo, ma mi sono resa conto che 



se non avessi avuto questo,  non ce l'avrei fatta, mentre per lei, 



la dolcezza, è l'arma che le consente di continuare, come siamo 



diversi, uno dall'altro, ma  dietro ad ogni volto, c'è comunque un 



mondo di emozioni che a volte non si vedono....



Ero convinta che sarebbe crollata, e invece ha una forza diversa, 



una forza pacata, è stato fatto il funerale, ha trovato anche un 



piccolo lavoro e con qualche aiuto sta pagando i debiti che lui nei suoi racconti di vita vissuta 
L'alcolismo visto dalla parte della famiglia storia vera di una grande amica Enrica



Nel nostro paese si parla tanto di emergenza alcol e di allarme “sballo” fra i giovani,



ma nel concreto si fa davvero poco. La solita storia: troppe parole e pochi fatti. A



pagarne lo scotto non sono solo gli “schiavi dell’alcol”, ma tutti gli italiani che si



trovano a dover pagare – tra spese totali e sociali dovute all'abuso di alcol (mortalità,



perdita di produttività, assenteismo, disoccupazione, costi sanitari, etc.) – circa 53



miliardi di euro all'anno. Per intenderci questa cifra rappresenta ben il 3,5% del PIL



del 2010. In questo caso non fare costa più del fare.



A fronte di un milione e mezzo di alcolisti, in Italia appena 100 mila sono in



trattamento terapeutico. E di questi solo 23 mila assumono un farmaco. Eppure,



l’alcolismo è a tutti gli effetti una malattia cronica che “si può e si deve curare”,



(fonte web). Altre fonti invece, considerano l’alcolismo uno stile di vita, e nn una



malattia, se nn si beve nn si è malati, ma dipendenti un alcolista dipende dall'alcool -



Questo è quel che scrivono sui giornali, numeri, e parlano di costi, tutto viene



rapportato in cifre da chi studia il problema, le persone con il problema dell'alcol



sono solo dei costi che gravano sulla società. Ma il prezzo, il costo più grosso lo



pagano: l'alcolista e i suoi famigliari .



Non avendo mai bevuto non sono in grado di spiegare cosa spinga una persona,



a diventare dipendente da una sostanza o da più sostanze, forse per ognuno



la motivazione è diversa, è il percorso che porta poi al disastro più completo,



che è simile per tutti, indistintamente, le famiglie poi sono l'altra faccia della



medaglia,quella che ha visto e ha subito le brutture dell'alcol e della poca intelligenza



di chi avrebbe forse potuto capire.



Sono la vedova di un alcolista da dieci anni, e ho 52 anni, ma pur essendo io, astemia



da sempre, l'alcool ha lasciato su di me un solco che non si chiude, come una ferita



che non sanguina ma che fa ancora male, non voglio dire che vivo in funzione del



mio dolore, non sarebbe vero, perché ho comunque una vita di relazione, ma mi basta



poco, per tornare indietro, una frase, una semplice domanda che mi viene posta, o una



qualsiasi situazione vista in televisione, e non so per quale perverso meccanismo, mi



ritornano in testa determinate situazioni vissute .



La dipendenza da alcool, mi ha inizialmente fatto conoscere lo stato pietoso, di un



marito che torna a casa, e, se tutto va bene, va a letto lavandosi alla bene e meglio, io



provavo disgusto, perché non avrei mai pensato, che la persona che doveva crescere



e continuare un percorso di vita con me, era tutto fuorché quello, che io avrei voluto



Poi ci sono le dimenticanze e gli sbalzi di umore, bastava un niente per urtare la sua



suscettibilità, lui dimenticava, ma diceva che io, non gli avevo detto o che io, non



avevo fatto, e se mi permettevo di rispondere si arrabbiava e spaccava tutto quello



che gli capitava a portata di mano.



I miei figli sembravano dei cuccioli che non sapevano cosa fare e dove andare, mi



guardavano con quegli occhioni, mentre io, non sapevo cosa dire... se non " andiamo



in cameretta"… cercando di negare anche a me stessa la realtà oggettiva della



Ho provato più di una volta, a contattare le altre donne, mogli degli amici di mio



marito, che bevevano quanto il mio, ma minimizzavano, alcune negavano la



situazione, alcune si sono offese.



Ad una in particolare avevo proprio chiesto Ma come fai a non vedere? Non vedi che



non è mai in negozio, ma è al bar non vedi che le clienti vanno al bar a chiamarlo



per farsi servire? La sua risposta è stata questa " Io ubriaco non l'ho mai visto , è



sufficientemente adulto per arrangiarsi".



Ero proprio io che sbagliavo?, perché crearsi tanti problemi, perché insistere nel



voler un marito normale? Quante domande senza risposta... quanti pianti, e quante



Quante volte ritardava, la tensione mi causava dolori seri alle spalle ed al collo ero



rigidissima, ogni rumore che sentivo, le chiamate fatte al cellulare per lo più senza



risposta e allora andavo a prenderlo in questi bar, e ancora sento le risate sguaiate dei



suoi pseudo amici che poi lo prendevano in giro, mi chiamavano la Rottermaier, la



belva umana. Ho letteralmente implorato aiuto alla madre di mio marito ma, come



poi ho avuto modo di capire, la causa di tantissimi dei nostri problemi era lei, ed era



molto più comodo addossare ogni tipo di colpa a me, il figlio alcolista diventava la



mia vittima e il mio carnefice a seconda della loro comodità, io ero nervosa, non ero



una brava moglie, ero una povera donna.



Mi sono rivolta agli organi preposti, ma non essendo io, la persona con problemi da



alcol correlati,... non ho potuto fare molto, se non recarmi da sola al cento di aiuto e



ascolto della mia città dove mi insegnavano il modo di rapportarmi con lui, sopratutto



quando era ubriaco, ma non avevano riscontri effettivi perché lui che non frequentava



gli alcolisti anonimi e io avevo la sensazione di non essere creduta.



Ci sono state le botte, le umiliazioni, le corna, lo spreco totale del nostro denaro,



anche con donne di malaffare, mia figlia che piangeva, il mio piccolo che mi



chiedeva di continuo: cosa è successo? Mamma non sei felice? La vergogna di una



situazione simile ci ha spinto ad isolarci, mia figlia si vergognava, e mi sono ritrovata



sola piena di paure e di problemi.



Ci sono stati anche momenti in cui credevo di potercela fare, ma le mie illusioni



cadevano quasi subito.



Mio marito ha deciso di togliersi la vita. Io mi sono sentita prosciugata dentro e fuori,



le critiche nei miei confronti dopo la sua morte si sono sprecate .contrariamente al



mio solito modo di fare, ho reagito con talmente tanta rabbia che le cattiverie gratuite



pur facendomi male mi scivolavano via o almeno lo credevo, poi ne ho pagato lo



scotto tutto insieme, perché dovevo, prima o poi, elaborare tutto quello che mi è



successo, anche questi sono problemi da alcool-correlati.



Sono arrivata ad odiare chi regala una bottiglia di vino o nel pacco di Natale ci mette



panettone e spumante, un estremista contro l'alcool, forse una forma esagerata.



Tramite una cara amica ho conosciuto il CAT  "la cuccuma" della mia città, mi piace



andarci, faccio delle corse, ma voglio andarci, non mi sento giudicata, alcune, delle



mie tante paure sembrano meno presenti. Mi spiace solo di non aver saputo prima



dell'esistenza di questo club, ma quel che è fatto è fatto mi è stato chiesto di scrivere



il mio pensiero e l'ho fatto, forse potrà essere di aiuto a qualcuno affinché non si lasci



sopraffare dalle paure.